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come aiuto mio figlio |
Dalla rubrica: Genitori e scuola
SETTE SEMPLICI REGOLETTE
Capita spesso che alcuni tra i genitori più attenti si rivolgano alle insegnanti chiedendo consigli e suggerimenti; qualcuno lo ha fatto anche con me dopo aver letto questa rubrica. Le domande ricorrenti sono queste: "Che cosa possiamo fare per far crescere meglio il nostro bambino? Come possiamo aumentare le sue conoscenze e le sue competenze? Che cosa ci consigliate?".
E' sempre difficile consigliare: ognuno deve trovare la propria strada attraverso tentativi ed errori, con molta pazienza e con attenzione alle singole "mosse".
Da tre a cinque anni si formano molte competenze nel bambino, si strutturano modalità mentali di interazione e di interpretazione della realtà che divengono, per ognuno, peculiari. Per questo non è mai semplice dare risposte di tipo generale senza avere davanti le persone e la situazione, senza le informazioni necessarie a capire, come si dice con linguaggio stereotipato, la singola fattispecie.
Proviamo a generalizzare e a fornire qualche risposta, anche se l'operazione somiglia alla confezione di un vestito di taglia media, magari di buona fattura, che, però, può risultare troppo stretto o largo a seconda delle circostanze.
Ecco alcune regole importanti che ciascuno può adattare al proprio ruolo di genitore e che possono diventare un comune terreno di lavoro per scuola e famiglie.
1. NON STRAFARE
Una delle caratteristiche della società odierna è quella di oscillare tra i due estremi del disinteresse e dell'iperprotezione perdendo di vista quel concetto di naturalità che deve sempre guidare il rapporto genitori- figli. Con il lodevole obiettivo di aiutare i figli, si rischia, qualche volta, di eccedere e di non rispettare i ritmi del bambino, ritmi che sono, appunto dettati dalla natura e che non sono ancora condizionati dalle abitudini sociali.
2. NON DELEGARE
Se il primo punto era dedicato ai genitori iperattenti, questo si occupa di coloro che, bisogni materiali a parte, delegano l'aspetto formativo e culturale alla scuola. Non bisogna mai dimenticare che il luogo primario di vita e di formazione è (e resta) la famiglia e che i compiti principali sono affidati a essa.
3. IL TEMPO INSIEME
Nell'acquisizione di competenze da parte del bambino, oltre agli aspetti formativi istituzionali, la differenza è data da quelli legati all'informale e alla quotidianità. L'apprendimento dei nostri figli è soprattutto un fenomeno spontaneo che si realizza, per esempio, sulla base del tempo che trascorriamo insieme. Sappiamo tutti quante difficoltà oggettive vi siano a livello quantitativo, puntiamo almeno alla qualità, all'autenticità, alla significatività del "tempo insieme".
4. DIFFICOLTA' E OSTACOLI
Le piccole difficoltà aiutano i bambini a crescere. Oggi la moda è quella di eliminare ogni ostacolo e ogni problema: si pensa di essere buoni genitori quando spianiamo la loro strada, quando ci sostituiamo a loro ed evitiamo che loro "soffrano". In realtà facciamo un cattivo servizio perché invece di "allenarli" alla vita, rischiamo di deresponsabilizzarli e creiamo "abitudini di pensiero" improntate alla dipendenza.
5. CHE C'ENTRA IL GIOCO?
Il gioco è una delle forme naturali più congeniali all'apprendimento: nel bambino è fervido e totalizzante. La pretesa di razionalizzare ogni aspetto della relazione, di parlare al "piccolo uomo", va oltre l'approccio naturale del bambino verso la conoscenza e l'esperienza. Per il bambino (e dovrebbe esserlo anche per l'adulto) il gioco è una delle modalità più "serie" di rapporto con la realtà. Nel gioco il bambino cresce e impara.
6. PAROLE E LINGUAGGIO
Scrive Vygotskji (e non solo) che il linguaggio è un formidabile strumento del pensiero. Se la competenza linguistica è così importante, è compito del genitore impegnarsi in questo obiettivo in modo semplice ma significativo. Le tre modalità più spontanee ed efficaci sono il parlare, il far parlare e l'ascoltare.
7. ESPERIENZE DIRETTE
Per ultimo, ma non in ordine di significatività, un aspetto che nella società odierna rischia di essere marginalizzato: l'importanza delle esperienze dirette che coinvolgono il corpo e la mente. Oggi molte delle esperienze del bambino sono di tipo mediatico. Sono cioè, guidate da altri nelle modalità e nei ritmi, nascondono spesso secondi fini e mancano della autenticità legata al rapporto con persone reali, oggetti concreti o con l'ambiente naturale.
Il ruolo dei genitori nelle scuole in Europa da INDIRE
La partecipazione della famiglia alla gestione dei sistemi educativi degli stati
membri dell’Unione Europea è l’oggetto dell’ultimo bollettino di Informazione
Internazionale dell’unità italiana di Eurydice.
Una breve sintesi comparativa iniziale permette di comprendere la diversità
delle situazioni nazionali e le convergenze che esistono in Europa su questa
tematica. In particolare, vengono prese in esame le modalità di scelta della
scuola da parte dei genitori e degli alunni, la pubblicazione dei risultati
della valutazione esterna delle scuole, la partecipazione dei genitori agli
organi consultivi di livello centrale e gli ambiti di potere esercitato dai
consigli scolastici che comprendono rappresentanti di genitori di alunni.
A questa prima parte di analisi comparativa in chiave europea, seguono schede di
descrizione di alcuni paesi dell’Unione rispetto ai diritti individuali e
collettivi dei genitori, alla loro partecipazione alla gestione dell’istruzione,
alle associazioni che li rappresentano e all’eventuale offerta di formazione.
Scarica Il ruolo dei genitori nelle scuole in Europa